LA GENITORIALITA’ OGGI, LA FAMIGLIA COME VALORE FONDANTE, L’ISTRUZIONE PARENTALE COME VALIDA ALTERNATIVA

Veronica Barberini

Oggi viviamo in una società che corre in tutti i settori e che ci chiede di correre sempre piu veloce per starle dietro. Viviamo in una società che tende a dividere, sgretolare e frammentare non solo le nostre vite ma anche i valori sottostanti, con ripercussioni enormi sulle famiglie.

La vera opera rivoluzionaria, che parte da ognuno di noi, da ogni nucleo famigliare, è quella di andare nella direzione opposta a questo fiume in piena: rallentare, unire, creare valore.

In quest’ottica c’è bisogno di un’opera di grande consapevolezza e di lavoro su noi stessi, come individui, come genitori e come famiglie. Ricalibrare le priorità rivolgendo lo sguardo verso dentro anziché verso fuori, per ritrovare quello che davvero è importante, tagliando il superfluo e investendo sul capitale umano del futuro: i nostri figli.

Ma come possiamo remare controcorrente senza spaventarci di essere “diversi” per questo?

Conoscendo, imparando, cercando, leggendo, scoprendo un nuovo modo di vivere la famiglia e i nostri bambini, un “modo” che unisce e non divide, che fonde valori e presenza in un connubio indissolubile che fortifica e protegge ma che dà anche tantissimo in termini di capacità individuale, potenzialità espresse, resilienza e serenità; qualità che permettono di affrontare il mondo piu forti e centrati, con le idee chiare su noi stessi.

LA NASCITA DELLA SCUOLA COME LA CONOSCIAMO OGGI

La scuola dell’obbligo nasce in italia nel 1877 con il principale obiettivo di alfabetizzare la popolazione e unificarla sotto uno stesso valore di “Stato” permettendo anche alle famiglie piu povere di accedere ad un servizio gratuito di base. Durante il ‘900 viene man mano esteso l’obbligo fino ai 14 anni e solo nel 2007 fino ai 16 attuali.

QUANDO NASCE L’ISTRUZIONE PARENTALE IN ITALIA E COME SI EFFETTUA LA SCELTA

L’istruzione parentale (o homeschooling) non “nasce” in un momento preciso, perché esiste da sempre: prima della nascita della scuola obbligatoria, infatti, tutta l’istruzione era data in famiglia, tramite precettori o comunità locali.

Quello che nasce in epoca moderna è il suo riconoscimento legale come alternativa alla scuola pubblica o privata. Legalmente viene prevista quindi dal 1877 (Legge Coppino) la stessa che introduce l’obbligo di istruzione e la scuola statale.

L’istruzione parentale nella sua forma moderna riconosce ai genitori la libertà educativa evidenziando che sono loro i primi responsabili dell’educazione dei figli e possono scegliere percorsi diversi dalla scuola pubblica.

Viene valorizzato così il rispetto di convinzioni culturali, religiose o pedagogiche diverse perché alcune famiglie desiderano metodi educativi differenti (Montessori, Steiner, unschooling…), un’istruzione personalizzata e un ambiente maggiormente domestico.

La garanzia dello Stato è di verificare che il bambino sia effettivamente istruito e lo fa attraverso dei colloqui annuali in cui si verifica il livello di apprendimento acquisito e in cui viene presentato il programma svolto dalla famiglia (non il programma scolastico!).

Quindi l’istruzione parentale è regolata dalla Costituzione italiana (art. 30), dal D.Lgs. 76/2005 e dalle Linee guida MIUR 2020. E’ totalmente legale, purché ci sia “capacità tecnica ed economica” della famiglia (no, non bisogna essere insegnati per farlo!) e lo studente sostenga gli “esami” annuali di idoneità. Si attiva con una semplice dichiarazione annuale via Pec.

COME FUNZIONA L’APPRENDIMENTO DEL BAMBINO

Il bambino apprende in modo naturale, attivo e globale, attraverso l’esperienza diretta e l’interazione con l’ambiente e con gli altri. Le ricerche pedagogiche e psicologiche (tra cui Montessori, Piaget, Vygotskij, neuroscienze) mostrano che l’apprendimento avviene soprattutto attraverso il fare, il movimento, la relazione e la curiosità spontanea.

Quando il bambino è interessato, si concentra naturalmente, ripete l’attività e costruisce competenze in profondità. Il gioco è la forma principale con cui il bambino esplora, simula la realtà, risolve problemi e sperimenta ruoli sociali. Nel gioco l’apprendimento è spontaneo e profondo.

Un ambiente ricco di stimoli, ordinato, libero e rispettoso favorisce la concentrazione e l'indipendenza. Montessori lo chiama appunto ambiente preparato.

Viene da se che la modalità scelta dal sistema scolastico standard per l’apprendimento invece, va totalmente contro questi fondamenti, prevedendo l’immobilità (seduti ai banchi), la remissività (svolgere attività rimettendosi al volere altrui), la passività (imparare tramite l’ascolto della lezione passiva ripetuta all’infinito), il silenzio (limite alla socializzazione libera), il giudizio tramite i voti.

COS’E LA SOCIALIZZAZIONE E QUALI AMBIENTI LA FAVORISCONO

La socializzazione è un processo continuo che inizia alla nascita e dura tutta la vita.
Serve ad imparare come comportarsi con gli altri, capire cosa è considerato “giusto” o “sbagliato” in una cultura, sviluppare la propria identità, a costruire relazioni ed a saper stare con gli altri. Questi processi sono modellati in primis all’interno della famiglia e andrebbero favoriti il più possibile. Questo è uno dei principali “mestieri” del genitore: creare un ambiente famigliare ricco di interazioni interne ed esterne.

Lo sviluppo della socializzazione avviene quindi prima di tutto in famiglia grazie a tutte le sue molteplici e complesse dinamiche e poi quando l’individuo entra in nuovi gruppi, inizia a fare esperienze e conosce nuove persone. La scuola non è l’unico e imprescindibile luogo in cui il bambino socializza, questo deve iniziare ad essere un pò più chiaro. Può essere un luogo di socializzazione (se sono rispettati alcuni fattori fondamentali) ma non avviene tutto lì dentro solo per il fatto che tendenzialmente un bambino scolarizzato ci passa tutta la giornata, anzi.

Quali sono le reali esigenze di socializzazione del bambino e quali modalità di socializzazione la favoriscono davvero?

Secondo Maria Montessori, la socializzazione non è un obiettivo imposto dall’esterno, ma nasce spontaneamente dal bambino quando l’ambiente è preparato in modo adeguato. Le sue principali esigenze di socializzazione si basano su principi che la scuola tradizionale purtroppo non è in grado di favorire e che sono i seguenti:

agire in modo autonomo all’interno del gruppo

la vera socializzazione nasce dall’autonomia individuale all’interno del gruppo; un bambino sicuro, competente e libero nelle sue scelte entra in relazione con gli altri in modo equilibrato, senza dipendenza né competizione.

collaborare, non competere

la valutazione costante tramite voti e giudizi è una forma di competizione ed è un comportamento introdotto dagli adulti. I bambini imparano a socializzare in maniera sana soprattutto collaborando e osservandosi a vicenda, senza giudizi e senza voti.

comunicazione e linguaggio

 il linguaggio è il principale strumento con cui il bambino si inserisce nel contesto sociale. Sono necessari quindi ambienti ricchi di dialogo, ascolto e scambi liberi e spontanei, senza artifici o esercizi imposti.

movimento libero tra compagni

la socializzazione si sviluppa attraverso il movimento, perché il bambino entra in contatto con gli altri mentre esplora l’ambiente. Da qui l’importanza di un’aula aperta, non rigida, che permetta interazioni naturali e non forzate.

ruoli sociali significativi

il bambino sente il naturale bisogno di contribuire. Dunque la socializzazione nasce anche dalla possibilità di assumere piccoli ruoli sociali, come aiutare un compagno o fare da Maestro ad un bambino piu piccolo di lui, assumersi una responsabilità o svolgere un “lavoro” utile.

Dinamiche positive o potenzialmente positive non sono escluse a prescindere nel sistema scolastico tradizionale ma di certo hanno bisogno di tutta una serie di fattori per potersi applicare in maniera sana e concreta. Come sappiamo, però, spesso non sono realizzabili e i danni di un ambiente tossico dal punto di vista sociale sono davanti ai nostri occhi, ci siamo passati noi stessi in prima persona e ne parlano chiaramente i preoccupanti dati disponibili.

Queste sono invece dinamiche antisociali comunissime nell’ambiente scolastico tradizionale e sono comportamenti che disturbano l’apprendimento o creano molta sofferenza: bullismo, esclusione e isolamento, conflitti frequenti, formazione di “gruppetti chiusi”, ruoli negativi nel gruppo, mancanza di rispetto per le regole e gli adulti, derisione, prese in giro, sarcasmo, emulazione e conformismo per sentirsi accettati, invidie e senso di vergogna.

Sono fenomeni che negli ultimi anni hanno tendenze preoccupanti, in peggioramento. Alcune ricerche segnalano che anche nelle scuole elementari il bullismo è diventato un problema rilevante.

PERCHE SCEGLIERE L’ISTRUZIONE PARENTALE

L’istruzione parentale oggi è una valida alternativa al percorso scolastico standard per molte famiglie, in costante crescita (oggi sono 16.000 le famiglie in italia, triplicate dopo il Covid).

Prima di tutto è un percorso che mette al centro la famiglia, tornando al discorso in premessa. I genitori e i loro bambini sono insieme in un percorso di apprendimento a 360°, 7 giorni su 7. Qàuesto perché il bambino ha costantemente sete di sapere. Quei mille “perche?” non sono solo curiosità, sono proprio la sua spinta innata verso la conoscenza. Come può la famiglia quindi assecondare e supportare tale spinta? Semplicemente dando a quei “perché” le relative risposte, ritrovandosi magari ad imparare insieme cose nuove. C’è piu spazio e tempo per tramandare i valori famigliari, l’unione e il rispetto, proprio perchè ci si vive di più, si sta più tempo insieme. Tutti noi siamo bravi a fare qualcosa, abbiamo una passione o attitudine particolare; il genitore allora ha la possibilità di passare del tempo con il bambino nell’ambito che gli viene meglio, delegando all’altro genitore altri aspetti, in uno scambio strutturato ma naturale, continuo e ricco, anche tra fratelli. Gli strumenti, il materiale e le fonti oggi sono alla portata di tutti, basta voler “fare” insieme al bambino, divertirsi, giocare imparando. L’istruzione parentale non è per tutte le famiglie ma è per molte, quelle che vogliono costruire un percorso insieme, modellato sulle loro personali esigenze e soprattutto sulle esigenze del bambino, dedicandosi del tempo a vicenda.

E proprio il gioco è un altro aspetto molto importante. Il sistema scolastico standard porta fuori di casa il bambino per tantissime ore al giorno, impegnandolo in attività scolastiche e post-scolastiche privandolo quasi completamente del gioco. Ma il gioco è fondamentale per lo sviluppo dell’intelligenza, il gioco è il lavoro del bambino e questo “lavoro” è volontario, ripetuto, concentrato e scelto autonomamente. La scuola impiega un tempo esagerato alla spiegazione passiva delle materie perché in un ambiente sovraffollato è molto difficile far apprendere più o meno a tutti e allo stesso livello; allora si ripete e si ripete, passando ore e ore sui libri e sui compiti quando, in istruzione parentale invece,  il tempo dedicato all’apprendimento più strutturato è molto limitato nel tempo e cresce insieme al bambino. Quando è il bambino a voler imparare qualcosa, sarà lui a chiedere di spiegarglielo e quel momento magico di apprendimento, limitato nel tempo in base alla naturale capacità di concentrazione del bambino, rimarrà impresso per sempre dentro di lui con estrema potenza. Il resto del tempo il bambino avrà di nuovo il tempo per giocare, che non è tempo perso ma anzi, è un investimento sul suo futuro perché è lo strumento attraverso cui il bambino cresce, costruisce la mente, sviluppa autonomia ed abilità.

In un mondo in cui la tendenza è l’omologazione delle masse, distinguersi diventa una risorsa essenziale. La finalità della scuola non è cambiata negli anni perché, per esigenze pratiche dovute alla numerica degli alunni, la possibilità di seguire tutti è inesistente e allora il programma è standard, cosi come lo devono essere le tempistiche e le modalità di apprendimento. Ma non è cosi che funzionano i bambini. I bambini sono tutti diversi e hanno esigenze che andrebbero rispettate. L’istruzione parentale permette di rispettare queste diversità, personalizzando le aree ed andando ad approfondire e sviluppare quelle dove il bambino è più interessato, senza accanirsi dove invece fa più fatica, proprio perché l’obiettivo è assecondare la sua naturale propensione all’apprendimento così da far fiorire le passioni e le naturali attitudini, la gioia di imparare. Il programma è scelto dalla famiglia, non è quello Ministeriale, anche se ovviamente non bisogna dimenticarsi che si dovranno sostenere gli esami di stato di 3° media e 5° superiore nello stesso modo dei ragazzi scolarizzati. Ma sarà il “come ci si arriva” che sarà diverso.

Inoltre la questione del movimento non è da sottovalutare perché il bambino è movimento allo stato puro, per sua natura ed esigenza fisica. Il movimento è strettamente collegato alla sua maturazione motoria e allo sviluppo delle funzioni esecutive. Il cervello dei bambini “impara facendo”. Il movimento inoltre attiva la dopamina, migliora la memoria, rafforza le connessioni neurali, riduce stress e irritabilità. Questo spiega perché i bambini, dopo essere rimasti fermi troppo tempo, diventano irrequieti (no, i bambini non sono iperattivi). Dal punto di vista evolutivo, il bambino è un esploratore, muovendosi si orienta e sperimenta l’ambiente, impara cause–effetti e costruisce l’autonomia. Il movimento è una vera e propria forma di “allenamento alla vita”.

Maria Montessori sottolinea che “Il movimento è un bisogno fondamentale dello sviluppo dell’intelligenza”, il bambino pensa attraverso il movimento e bloccarlo significa ostacolarne la crescita; anche Piaget, Vygotskij e le neuroscienze moderne confermano questa visione.

L’istruzione parentale permette al bambino di muoversi.

Ci sono tanti altri fattori positivi che possono spingere alla scelta di questo percorso ma la realtà è che sono anche soggettivi, com’è giusto che sia. Quello che è valido per noi potrebbe non esserlo per un’altra famiglia, per questo è davvero un percorso che mette al centro il nucleo famigliare.

Quelli che possono essere altri fattori decisivi sono ad esempio i seguenti:

-            Incertezza della qualità degli insegnanti e dei loro metodi

-            Sovraffollamento delle classi, bassa qualità dell’istruzione

-            Rispetto della volontà del bambino

-            Non voler obbligare il bambino a vivere esperienze difficili e stressanti col fine di “prepararlo” alle difficoltà della vita

-            Non condivisione della pedagogia dei voti e dei compiti a casa

-            Evitare la separazione dei fratelli

-            Evitare la perdita di molti momenti di crescita dei figli

-            Mancanza di attività all’aperto

-            Rispetto dei tempi del bambino, compreso il sonno e il risveglio del mattino con calma

-            Ambiente classe malsano, rischio di continue malattie virali

LA PEDAGOGIA MONTESSORIANA ANCHE NEL PERCORSO DI HOMESCHOOLING

Secondo la pedagogia di Maria Montessori, che ben si abbina al percorso di homeschooling, il bambino non “riceve” passivamente l’educazione ma costruisce attivamente la propria mente attraverso l’esperienza. Il suo è un vero e proprio processo naturale di auto-apprendimento, attraverso i sensi e secondo leggi naturali che lo spingono spontaneamente verso la conoscenza.

Contro questi princìpi la Scuola moderna si scontra pesantemente poiché rappresenta proprio l’opposto: il bambino non ha facoltà di scelta su cosa e come apprendere, gli viene impartita la lezione passivamente, è completamente mancante l’esperienza.

Il bambino impara molto in un ambiente pensato apposta per lui, che offre:

  • materiali attraenti e ordinati,
  • libertà di scelta,
  • libertà di movimento,
  • mobili alla sua altezza,
  • strumenti che favoriscono l’autonomia.

L’ambiente è “un maestro” tanto quanto l’adulto.

Il bambino sceglie cosa fare, per quanto tempo e con chi lavorare ma all’interno di regole chiare e di un ambiente strutturato. Questa libertà controllata favorisce:

  • concentrazione
  • autodisciplina
  • motivazione interna

L’educatore Montessori (che può essere il genitore stesso) osserva senza interferire, prepara l’ambiente, presenta i materiali e, soprattutto, interviene solo quando necessario.  Il vero protagonista è il bambino, non l’adulto.

IL VOSTRO PROGETTO FAMIGLIARE

Come ogni bambino è diverso, così ogni famiglia è diversa e come tale merita un percorso personalizzato che oggi faccia la differenza in un mondo che corre verso l’omologazione, l’abbassamento dei livelli di istruzione, lo sgretolarsi dei valori e la velocità eccessiva.

Rivedere le priorità oggi diventa prioritario, dedicarsi ai nostri figli oggi diventa prioritario, farlo in prima persona è una grande opportunità.

Questo percorso, come ad esempio per la nostra famiglia di 5 persone, inizia con la nascita del primo figlio che quindi non è mai andato all’asilo, come i sui fratelli, con cui condivide la quotidianità e la vita e proseguirà per tutta la scuola dell’obbligo. Quindi si può iniziare dal giorno 1 o in qualsiasi momento, dipende da voi.

Io sono qui per aiutarvi ad approfondire il tema se siete interessati, per aiutarvi a trovare le modalità, i tempi e gli strumenti che meglio si adattano alla vostra famiglia e anche per darvi testimonianze e dati concreti degli effetti positivi di questo magico percorso, che potrebbe essere anche il vostro!

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